Distilleria Bertolino di Partinico e impianto rifiuti a Terrasini, due storie parallele

In questi giorni nel golfo di Castellammare, un unicum territoriale di altissima valenza ambientale, culturale e produttiva, si dibatte sulla costruzione nelle campagne di due nuovi impianti industriali: la distilleria Bertolino in contrada S. Anna – Bosco Falconeria a Partinico e il centro di compostaggio e stoccaggio rifiuti, anche indifferenziati, in contrada Paterna – Zucco a Terrasini. Due storie parallele dove il comune denominatore è il consumo di suolo agricolo e la contiguità di un fiume: il Nocella a Terrasini e lo Jato a Partinico. La verità vera è che il Golfo di Castellammare dovrebbe diventare esente da impianti industriali di questo tipo, e non si deve più considerare il verde agricolo come un vuoto urbanistico dove si può fare di tutto, dalle industrie, alle lottizzazioni in attesa di nuovi Prg che non arrivano mai. Il

Distilleria Bertolino

futuro economico di questo meraviglioso territorio, da Terrasini a San Vito Lo Capo, passa proprio dalla sua tutela e dall’incentivazione alla creazione di aziende agricole, di agriturismi, di valorizzazione di percorsi culturali che abbiano come centro propulsore il Parco Archeologico di Segesta. Eccellenze agroalimentari, archeologia, mare. Due aeroporti agli estremi territoriali, Trapani e Palermo. Pochi giorni fa, il Consiglio Comunale di Partinico ha dato il via libera alla “delocalizzazione” della distilleria Bertolino, sotto la spinta del ricatto emotivo del trasferimento dell’industria dal centro urbano e la premialità di una ulteriore variante urbanistica che fa diventare l’area attuale di viale dei Platani edificabile, con la cessione di un’area a suolo pubblico che già scatena ulteriori appetiti edificatori, mentre una cubatura così esosa concessa dovrebbe quantomeno essere compensata da verde urbano. C’è un ricordo pendente al Tar che non sappiamo quando verrà discusso. A Terrasini invece il 4 aprile il Tar di Palermo deciderà sul ricorso presentato dal Comitato per la Salvaguardia del Territorio di Paterna – Zucco contro un impianto di compostaggio che, parte come “sfalci di potatura ecc.” e diventa anche un impianto di stoccaggio con tutta una serie di rifiuti ammessi”. A Terrasini si è mobilitata la cittadinanza, contro un impianto che distruggerebbe il futuro del parco agricolo e fluviale dello Zucco. Qui, come a Partinico, sono nate attività di agricoltura Biologica che esportano in tutta Europa, a poca distanza due villaggi turistici, tra cui la “Perla del Golfo” che, nella persona illuminata dell’Amministratore Salvatore Ponte, ha sostenuto le spese del Comitato. Le analogie continuano, la miopia di non vedere un territorio come unico: a Partinico si delocalizza al confine con Alcamo e Balestrate e vicino i territori di Monreale e Trappeto, a Terrasini, il nuovo impianto dista un chilometro e mezzo dalla borgata agricola di Parrini, nel comune di Partinico ed è contiguo ai territori di Carini  e Giardinello. A Terrasini, il Comune ha presentato, dopo aver sostenuto l’impianto, un

Paesaggio e coltivazione della vite tra il lago Poma e Bosco Falconeria. ph. Vincenzo Saputo

parallelo ricorso al Tar, costato circa 40.000 euro, ma se avesse ritirato i pareri positivi degli uffici prima dell’inizio della Conferenza di Servizi, come i comitati e alcuni consiglieri comunali chiedevano, probabilmente l’iter si sarebbe bloccato sul nascere. Invece anche qui, indecisioni, miraggio di nuovi posti di lavoro, ambiguità. Siamo davvero indietro da una visione complessiva extra territoriale, dalla creazione di un industria unica del turismo e delle produzioni agricole e artigianali d’eccellenza, consegniamo ancora una volta alle nuove

Baglio della Luna a Partinico. Contrada Bosco Falconeria

generazioni un futuro incerto. E se Partinico, anni fa levò gli scudi per un centro commerciale che avrebbe dato centinaia di posti di lavoro, sotto la spinta di una nuova fantomatica zona artigianale rimasta, come prevedibile, pressochè vuota, se in quella zona di Margi Soprano, di bellissima campagna ottocentesca, l’Ikea decidesse di comprare i terreni della ex Policentro, allora si che si dovrebbe incentivarne l’iter. Da Amministratore un contatto con i magnati svedesi lo cercherei. Il paradosso del discorso è questo. Sì a nuovi insediamenti produttivi non inquinanti e che diano reali posti di lavoro, no allo sfruttamento del territorio nelle campagne, il tesoro che ci resta e che dobbiamo proteggere.

Antonio Catalfio

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