Il futuro dell’ospedale di Partinico: cosa ci insegna la Storia.

Se ad essere “maestra di vita” è la storia, e non la cronaca, una qualche ragione di fondo ci sarà. La cronaca registra e riporta i fatti secondo la loro successione cronologica e resta concettualmente distinta dalla storia in quanto, essendo troppo vicina ai fatti, manca di un criterio interpretativo che possa dare loro “un senso” e trarne un insegnamento per il futuro. Nelle prossime settimane, con il tanto atteso allentarsi delle misure restrittive per il controllo della pandemia Covid-19, anche Partinico potrà gradualmente tornare alla sua “normalità”. Lo farà con un’economia quasi del tutto azzerata, con un’amministrazione comunale acefala (consiglio senza sindaco) e con lo spettro dello smantellamento del suo Ospedale, il quale, come è noto, è stato convertito, per decisione del livello di Governo regionale, in presidio Covid-19. La cronaca del dibattito politico locale registra ormai da qualche settimana un’ossessiva domanda: a pandemia finita, Partinico e gli altri comuni del comprensorio riavranno indietro il loro Ospedale con tutti i servizi che esso forniva? La risposta spetta evidentemente alla politica regionale e alle sue imperscrutabili dinamiche che all’uomo comune, dispiace dirlo, appaiono ispirate da logiche di potere e di spartizione di feudi e baronaggi sanitari. Attendendo Godot, vediamo quali spunti di riflessione la storia può offrire a noi cittadini e soprattutto a quanti si troveranno, in buona fede e scevri di agende personali o particolari, ad analizzare la questione e decidere per le comunità del territorio.

Mappa del Catasto Urbano di Partinico. In evidenza il luogo dove sorgeva il vecchio ospedale

La Sala di Partinico fu murata, nel 1743, per decisione dell’Abbate di Altofonte al fine di preservare i partinicesi dall’epidemia di peste scoppiata a Messina. Temendo che dette mura fossero usate come pretesto per imporre nuove tasse e balzelli (ovvero per rendere più efficace il prelievo di quelli già vigenti), i partinicesi le demolirono in una sola notte, subito dopo l’emergenza sanitaria. L’illustrato episodio di storia locale potrebbe indurci ad un moderato ottimismo: Partinico, nel bene e nel male, ha nel proprio DNA il ritorno allo status quoante. Se la storia imboccherà questa strada, la cittadinanza, cavalcata dalla classe politica locale, abbatterà (metaforicamente intendo) le mura della terapia intensiva e si riprenderà i reparti, gli ambulatori e i servizi dell’era a.C. (ante Covid-19). In questo auspicato scenario, le esigenze della riconversione potrebbero portare nuove risorse finanziarie per un ammodernamento di strutture ed apparecchiature. Il territorio verrebbe ricompensato per il sacrificio patito in queste lunghe settimane.Tuttavia, potrebbe anche accadere che la storia, come la forza di gravità, segua il suo percorso più scontato, cioè quello che va verso il basso. In tal caso, cosa ne sarà di un bacino di potenziali utenti che abbraccia ben otto comuni? Una risposta ce la fornisce ancora una volta la storia attraverso una fonte inedita strappata all’oblìo degli archivi dall’amico dott. Giovanni Filingeri. Il 12 maggio del 1613, monsignor Marco La Cava, vescovo di Mazara, visitò l’ospedale civico della Sala di Partinico, un ente di natura caritatevole esistente già dalla seconda metà del XVI secolo, che sorgeva lungo il Corso dei Mille, nei locali attualmente sede del distretto sanitario (Piazza Verdi), sulla destra poco oltre la Madrice andando verso Alcamo. Era stato fondato per iniziativa benefica di Giovanni Antonio de Nino, dimorante presso Santa Caterina. La relazione di quella visita suona oggi come un monito per l’intero distretto partinicese, specialmente nella parte in cui si descrive un ospedale che poteva accogliere gli ammalati solo per ventiquattro ore, prima del loro trasferimento alle strutture della capitale isolana: “Item visitao l’hospitale di detta Terra sub titulo dello Spirito Santo sito et posito dentro detta terra nella piazza vicino alla Matre Chiesa di detta Terra fundato da anni 40 ultra in testa dello quale ci è un altare e sopra detto altare un crocifisso grande nello quale fino al presente non s’ha celebrato messa ma l’ammalati vanno a sentir messa nella Matri Chiesa, et informato li rettori et procuratori di detto hospidale chi l’ammalati de rato commorino in quello ma sonno di passagio et per essere povero detto hospidale li solino mandare nella città di Palermo intanto chi detto hospidale per l’ordinario insino al presente ha servito per riposto di quilli ammalati chi passano per spacio di 24 hore in circa … et tiene detto hospitale la somma di unzi sidici e tarì novi di rendita inclusi in ditta somma > dui e tt. 18 chi s’allogau una casa di detto hospidale (ASDM, segn. 33.1.7, corsivo enfatico nostro)”. Quanto profetiche sono le parole del monsignore mazarese in visita a Partinico circa quattrocento anni fa ce lo racconterà la cronaca. Fra molti anni, con la storia, forse ne trarremo la dovuta lezione.
Gianluca Serra

Immagine di copertina: Ospedale Civico di Partinico illuminato col tricolore durante la trasformazione in Covid Hospital. Ph. Vincenzo Saputo

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