PartiniCovid 20. Recensione del prof. Giuseppe Cipolla: “Staticità in movimento”.

Fresco di stampa è stato presentato giorni fa il libro “Partinicovid 20. Cronaca fotografica dalla città che riappare” di Vincenzo Saputo e Gianluca Serra. Edizione fuori commercio edita da Ars Gratia Artis. Si può trovare gratuitamente anche in formato digitale : https://www.academia.edu/43707874/PartiniCovid_20 La Cultura spesso è un gesto semplice e quando riesce a penetrare nelle coscienze, allora avrà raggiunto il suo più nobile scopo. Tra le testimonianze e le reazioni su questa istantanea della città di Partinico, colpisce la recensione di Giuseppe Cipolla che coglie nel segno. La riportiamo integralmente per l’acutezza critica, la visione ampia e toccante e il messaggio di speranza per questa città in difficoltà: “Sono stati scritti, forse, centinaia di libri sul Covid 19 in questi tempi di Covid. Medici, scrittori, giornalisti hanno pubblicato singolarmente o in gruppo, libri che hanno affrontato questa sventura da tutti i punti di vista possibili. Come accadimento sanitario, sociale, culturale, scientifico. Alcuni lo hanno fatto con competenza e serietà, altri con improvvisazione e ansia di prestazione, forse assillati dalle case editrici che hanno voluto sfruttare al massimo l’opportunità di vendita che il momento offriva. Sono stati, inoltre, riproposti testi classici sull’argomento epidemia, Manzoni, Camus, Saramago, etc, e testi distopici (uno fra tutti “Spillover”) che assieme, nel complesso, hanno avuto il merito di fare conoscere ad un più ampio pubblico libri di alta qualità della letteratura mondiale. Molti sono stati anche i documentari, i filmati, prodotti audiovisivi spesso molto efficaci, toccanti e divulgativi.
Quello che però è mancato e che ora comincia a manifestarsi , a mio avviso, è stato il “fermo immagine” il prodotto solo visivo, magari brevemente commentato, foto, disegni, pittura, da tenere in mano o rimanere fermi a guardare e a riflettere. Da posare nello scaffale migliore della biblioteca e lasciare in eredità perché documento del tempo presente o destinato ad arricchire una mostra.. Le foto, in particolare, fatte nel mondo virtuale, ora hanno bisogno di tornare nel mondo reale. Al fotografo stava stretta la clausura, era necessario essere fuori nel mondo “abbastanza vicino” (Robert Capa) E così la fotografia ha fatto in modo che il 2020 della quarantena non rimanesse “il buco nero della storia” (vedi M. Smargiassi, La Repubblica).
Il libro di foto e testi di Gianluca Serra e Vincenzo Saputo, l’ho guardato e letto in contemporanea con la visione di una serie di cartoline di artisti , pubblicate a Milano, che messe all’angolo dalla comunicazione istantanea, sono tornate assieme ad altre abitudini, appunto come le foto, durante queste settimane del lockdown. Esse risultano forme brevi, anzi brevissime, di arte che raccontano (e riassumono) storie e microstorie. Sensazioni surreali, quelle delle cartoline, sensazioni realiste quelle di queste foto, incontrate nella quarantena, quando il mondo si è ristretto all’improvviso e gli altri sono diventati un ricordo, o un’immagine su uno schermo.
Tutto ciò che è audiovisivo descrive ma qui, nelle foto, che con un ossimoro possiamo definire “staticità in movimento”, l’essenza e la finalità sono il racconto ed è questo che fa la differenza.
Per essere più precisi, narrato (con immagini, con foto) e raccontato, (coi brevi cenni di cronistoria di Gianluca) non tratteggiano sbrigativamente superfici ma colgono i dettagli della profondità e dell’ampiezza. Prima di tutto con l’uso sapiente del grandangolo e poi con il richiamo ad una storia locale che per tutti noi è sangue vivo e paesaggio comune del nostro esistere.
Un paesaggio non è niente se non c’è una mente che lo vive, che lo ricorda o che lo sogna. Per questa ragione le foto e il racconto di esse sono testimonianza di una condizione e di un tempo. Sono anche evocazione, in questo caso misurata e discreta della possibilità di uno scenario che si potrebbe riempire di vita civile e pacifica. Ed è forse questa visione utopica e ottimistica che viene fuori dal fascino bianco e nero delle foto e dalle notizie a margine. Un modo per dimostrare amore e fiducia in questa Città. Che come dice il titolo “riemerge”. Un modo cioè per dire “risorge”. Può risorgere una comunità che possiede questi gioielli!! Personalmente, voglio avere fiducia in questa fiducia. Ma ci vuole, conoscendo il paese, un grande coraggio. E ammiro chi ce l’ha sinceramente, come in questo caso, e non come tanti altri per semplice retorica ottimistica e di campanile. Sono convinto che foto e testi non hanno niente di consolatorio e sono un modo impegnato per lasciare spazio al lettore e al suo senso morale. Sono strumenti di conoscenza di una realtà. Lasciando il

Partinico: scorcio del campanile del Duomo e il Colle Cesarò. Ph. Antonio Catalfio

giusto spazio all’immaginazione. Come dice il poeta……conoscere non basta se non si sa anche sognare.. Io dico con amarezza, che dopo “l’utopia possibile” tradita di Danilo Dolci è difficile essere ancora utopici. C’è bisogno di uno sforzo immane. Perché in questo caso riemergere è come riapparire dalle sabbie mobili sfidando leggi di natura.
Partinico è un paese “postumo”, ereditato da un decente nobile passato. E qui si è fermato già da diversi anni come il cristo di Eboli. Da quello che leggiamo di questi tempi sembra che sia più facile essere distopici che utopici. E in questo caso, forse,nel nostro paese, al bianco e nero, colore della verità, andrebbe sostituito il colore seppia che è il colore, in po’ inquietante, della falsita’.
Se non fosse che questo ci precluderebbe la speranza della rinascita e di un paesaggio urbano e umano dei colori dell’arcobaleno. Io davvero lo spero tanto. Che il prossimo libro dei bravi Saputo e Serra sia, anche simbolicamente, a colori! Intanto, grazie di questo “presente”, inteso come regalo.
Il loro è un lavoro di cultura nel vero senso gramsciano, come ‘un pensar bene, qualsiasi cosa si pensi, e quindi un operar bene, qualsiasi cosa si faccia’”.

Antonio Catalfio

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